lunedì 21 novembre 2011

RELAZIONE TECNICA: MANASLU AND TSUM VALLEY TREK 2011












foto di Gianpietro Piras 

 RELAZIONE TECNICA

MANASLU, TSUM VALLEY & CITWAN 2011

dal 1 ottobre al 4 novembre 2011
con il Patrocinio del CAI Sezione di Mortara

Partecipanti:  Gianpietro Piras, Franco Castellini, Manfredi Salemme

Testo e foto di Gianpietro Piras


CONSIDERAZIONI GENERALI
Territorio: Nepal – Distretto di Gorckha.
Durata del viaggio: giorni 35
Durata del trekking: giorni 23
Altitudine massima raggiunta: 4300 metri – morena del ghiacciaio del Manaslu
Km percorsi: oltre trecento
Difficoltà: molto impegnativo, in regione remota e selvaggia, in completa autosufficienza. Soggiorno prolungato in alta quota: tappe lunghe e faticose; Per il resto si tratta di una camminata in due distinte valli molto incassate tra catene montuose; in alta quota l’ambiente è simile al Tibet.

Situate tra l’altopiano del Tibet , le catene dell’’Annapurna e il Langtang, le regioni del Budhi Gandaki e della Tsum Valley sono due delle aree abitate più selvagge e meno conosciute del mondo.
L’itinerario è di grande interesse paesaggistico ed etnografico. Il circuito del Manaslu è stato aperto ufficialmente ai trekker nel 1991. Ma le spedizioni alpinistiche alla montagna datavano da più tempo.
La montagna fu scalata per la prima volta nel 1956 dai giapponesi, dopo molti tentativi a partire dal 1950.
La montagna è chiamata anche Kutang che significa: montagna dello spirito.

Il trekking si presenta spettacolare sotto il profilo geografico e affascinante per quanto concerne l’aspetto culturale. I tibetani della parte alta della regione del Budi Gandaki, detta anche Nupri (montagne dell’ovest) discendono da popolazioni arrivate qui dal Tibet fin dal 1600. Fino ad oggi sono stati conservati i costumi e la lingua tibetana, o, per meglio dire, un dialetto di origine tibetana. Abbiamo infatti incontrato persone che non parlavano nemmeno il nepalese. Ancor oggi gli scambi commerciali avvengono in prevalenza con la Cina piuttosto che con il Nepal.

Il trekking offre spettacoli eccezionali in tutto il suo spaccato orografico che copre un arco di altitudini tra i 500 metri e i cinquemiladuecento. La valle è molto stretta e con fianchi scoscesi se non a perpendicolo o strapiombanti sul fiume sottostante. Per questo motivo raramente si riesce a camminare sul fondovalle, nel letto del fiume o ai suoi margini. Il più delle volte si devono percorrere sentieri aerei dissestati ed esposti vertiginosamente da grande altezza. Il tutto è complicato dalle migliaia di gradini da salire e scendere e dai sassi disseminati ovunque, frammisti a speroni rocciosi.

Molto spesso occorre passare da un fianco all’altro della valle attraverso impressionanti ponti sospesi, talora in cattivo stato di conservazione. Ciò fa capire che ci troviamo in un ambiente diverso da quello degli altri trekking nepalesi. Le componenti sono le stesse, ma qui è tutto più duro e faticoso. Allo stesso tempo si può essere certi di attraversare una zona con caratteristiche himalaiane nel vero senso del termine.
Per come si è svolto il trekking, non abbiamo valicato il passo di Larke-La, ma abbiamo fatto qualcosa di originale, fermandoci per due notti in uno dei posti sicuramente più belli del mondo, Pungeen Gompa. Si tratta di un alpeggio di circa due chilometri quadrati in piano, a quattromila metri di altezza, fornito di ruscelli e sorgenti d’acqua. Da esso si elevano in circolo, quasi come una corona, il Manaslu, 8165 metri, il Nadhi Chuli, 7890 metri e poi una serie di barriere alte più di seimila metri, tutti ammantati di neve. Per la bellezza è paragonabile allo spettacolo del campo base dell’Annapurna, del Circo Concordia o della vista dal Kala Pattar.
Abbiamo anche avuto la ciliegina sulla torta, poiché la seconda notte sono caduti trenta centimetri di neve, rendendo il tutto più fiabesco. 
Alle quote più basse l’ambiente è più bucolico, con i colori offerti dalle piantagioni di riso, di miglio, di grano e orzo. La temperatura qui può raggiungere i trenta gradi anche in ottobre e novembre.

La Tsum Valley è stata aperta al turismo nel novembre 2007. E’ definita anche Beyul Kyimolung, la valle della felicità. Tsum deriva dalla parola tibetana Tsombo e sta a significare l’intensa gioia che deriva dalla pratica degli insegnamenti del buddismo.
Anticamente la Tsum Valley era un regno autonomo (il regno delle tredici province). I Tsamba, la popolazione locale di origine tibetana, provengono dall’etnia nomade dei Tamba. La Tsum Valley si trova nella parte più a nord del distretto di Gorkha e confina con il Tibet e a ovest con l’area del Manaslu e a sud-est con la barriera del Ganesh Himal, costituita da quattro cime, due delle quali superano i settemila metri, che la separano dal Langtang. Questa catena montuosa sarà sempre in vista al nostro fianco destro durante la salita della valle.
Per queste ragioni geografiche la valle è rimasta isolata per secoli e ciò ha permesso che si conservassero intatti i loro usi e costumi e la loro cultura ed etnia. Ancora oggi gli scambi commerciali avvengono di prevalenza con il Tibet, piuttosto che con il Nepal. Ciò è testimoniato dai prodotti alimentari o di abbigliamento di origine cinese reperibile in valle. Vi s’incontrano molti monasteri in attività.
Tra gli altri a Mugumpa, a 3700 metri di altezza, su uno sperone roccioso, in cima a un valico, a due passi dal Tibet, c’è un monastero per bambini piccoli; a Chekampar c’è invece un grande monastero per monache e bambini piccoli. Il territorio è popolato da poche centinaia di persone che vivono stabilmente tra i duemila e i 3700 metri, in piccoli villaggi, dedite alla coltivazione dell’orzo e delle patate e all’allevamento di bovini come lo yak e lo zopkie, che consentono loro di condurre una stentata sopravvivenza.
I magri pascoli e gli armenti sono condotti in regime di comunione. Il commercio del sale, che veniva portato dal Tibet e scambiato nelle terre basse del Nepal con grano, non viene più praticato come una volta, in quanto il sale marino si trova oggi a buon mercato.  C’è quasi dappertutto la corrente elettrica e negli ultimi anni s’incominciano a vedere sui tetti delle case dei pannelli solari.
Vi viene praticato il buddismo e la particolare usanza della poliandria.
Vi si svolgono ogni anno varie feste a carattere religioso.
Questa è pertanto una delle ultime occasioni per trovare testimonianza più o meno intatta di un modo di vivere sul quale il tempo si è fermato secoli addietro, giusto per il fatto che i locali non hanno avuto scambi con il mondo esterno.

Nelle due regioni non esiste assistenza medica, a parte le cure prestate dagli sciamani. L’istruzione è data dai monaci nei monasteri.

 I partecipanti al trek sono:

Gianpietro Piras, sardo, di anni 62, che ha effettuato trekking nelle montagne di tutto il mondo, alla sua decima presenza in Nepal. E’ socio del CAI di Mortara.

Franco Castellini, emiliano, di anni 60, alla sua quindicesima presenza in Nepal. E’ socio del CAI di Mortara.

Manfredi Salemme, toscano, di anni 64, E’ al secondo viaggio in Nepal. E’ socio del CAI di Chiavari.

Il progetto è nato dal desiderio di ritornare in questo paese di una bellezza struggente, per stare a contatto ancora una volta con delle popolazioni straordinarie che vivono con il sorriso in condizioni ambientali veramente dure.

L’idea in sé é molto semplice: fare il trekking del Manaslu, già molto impegnativo e interessante, e, dopo quattro tappe, deviare verso destra per percorrere la Tsum Valley fino al confine con il Tibet, per poi tornare indietro e ricongiungersi al circuito del Manaslu. 


Day Date Itinerary  Km Time in min & hrs  Altitude in Meter
 Overnight   FOOD

1° 01/10/11

Italy – Doha flight - - - - -

2° 02/10/11

Doha-Kathmandu arrival  16:10 p.m.  flight - - - Hotel  -

3° 03/10/11

Kathmandu -  hotel   1350 Hotel   B6B

4° 04/10/11

Kathmandu - Arugath  jeep  143 8 hrs  600  Hotel  BLD 

5° 05/10/11

Shoti Kola Trek 10 4 hrs 710  lodge  BLD 

6° 06/10/11

Macha Kola Trek  7 hrs 870  lodge  BLD 

7° 07/10/11

Jagath Trek  7 hrs 1410  lodge  BLD 

8° 08/10/11

Ciso Pani Trek  3,5 hrs 1650  lodge  BLD 

9° 09/10/11

Chumling Trek  8  hrs 2300  lodge  BLD 

10° 10/10/11

Lamagaon Trek  5  hrs 3200  stalla  BLD 

11° 11/10/11

Nile – Mugumba (3700 m.) - Nile Trek  6 hrs 3250  Tent  BLD 

12° 12/10/11

Nile   RIPOSO Trek   3250  Tent  BLD 

13° 13/10/11

Chumling Trek  6  hrs 2300  Tent  BLD 

14° 14/10/11

Pewa Trek  6,5 hrs 1745  lodge  BLD 

15° 15/10/11

Ghap Trek  6.5 hrs 2165  lodge  BLD 

16° 16/10/11

Lho Gaon Trek  6 hrs 3180  lodge  BLD 

17° 17/10/11

Samagaon Trek  3 hrs 3530 Tent + lodge BLD 

18° 18/10/11

Samagaon  RIPOSO + escursioni Trek   3530 Tent + lodge BLD 

19° 19/10/11

Pungeen Gompa Trek  2,5 hrs 4000  Tent  BLD

 
20° 20/10/11

Pungeen Gompa RIPOSO + escursioni Trek   4000  Tent  BLD 

21° 21/10/11

Lho Gaon Trek  5 hrs 3180  Tent +lodge BLD 

22° 22/10/11

Ghap Trek 15 6 hrs 2165  lodge  BLD 

23° 23/10/11

Philim Trek 25 9 hrs 1650  lodge  BLD 

24° 24/10/11

Doban Trek 12 6 hrs 1030 Tent + lodge BLD 

25° 25/10/11

Lapubesi Trek 20 7 hrs 825  lodge  BLD 

26° 26/10/11

Arughat Trek 25 8 hrs 570  hotel  BLD 

27° 27/10/11

Kathmandu Bus 143 8 hrs 1350  hotel  BLD   

28° 28/10/11

Sauraha CHITWAN PARK Bus Tur.  4,5 hrs 40  Resort  BLD 

29° 29/10/11

CHITWAN PARK  Trek   40  Resort  BLD 

30° 30/10/11

CHITWAN PARK Trek   40 Resort   BLD

31° 31/10/11

CHITWAN PARK Trek   40 Resort BLD
32° 01/11/11

Kathmandu Bus local 143 8 hrs 1350 Hotel 
33° 02/11/11

Kathmandu    1350 Hotel 
34° 03/11/11

Kathmandu–Doha depart 21:30 p.m. Flight   
 
35° 04/11/11

Doha – Zurigo - Malpensa Flight   
 
Costi  per persona

Volo internazionale Malpensa – Kathmandu – Malpensa  US$  1432
Jeep                                                      US$    36
Visto ingresso in Nepal per 90 giorni                       US$   100
Trekking Permit Manaslu                                  US$    90
Trekking Permit  Tsum Valley                US$     50
Trekking Permit Annapurna Conservation                 US$    26
TIM                        US$    10
Albergo a Kathmandu 9 giorni    US$   135
Servizi Asian Adventure Trekking per 23 giorni  US$  2100
Mance        US$   100
Vitto a Kathmandu per 9 giorni    US$   100
Assicurazione medica e di soccorso (offerta dal CAI) US$   267
Totale        US$ 4446 = EURO 3130

(Il costo del prolungamento nel Parco di Chitwan è stato di US$   206  = EURO  145)  

CORRISPONDENTI

Trekking
L’organizzazione di tutto ciò che riguarda i trekking in Nepal è stata curata dall'agenzia:

Asian Adventure Treks & expedition (P) LTD
P.o. box 19503, Thamel,  Kathmandu, Nepal
Tel. 977-1-4269888,
Managing Director: Bal Bahadur Suyal (Thapa)
e-mail  asian_adv@wlink.com.np

Come da accordi, la Asian Treks ha provveduto a:

  1 Trasporto da e per l’aeroporto, all’arrivo e alla partenza da Kathmandu.
 2   Prenotazione jeep per l’andata da Kathmandu a Arugath e dei biglietti per l’autobus da Arugath a Kathmandu.
 3   Ottenere i Trekking Permit,( servono quattro fotografie, col nome scritto nel retro).
  
      Nota: il sabato a Kathmandu è festivo e gli uffici amministrativi sono chiusi.

4 Una guida parlante inglese e un po’ d’italiano,con funzioni anche di cuoco,  4 portatori e assicurazione per gli stessi, 3 tende singole, viveri e vettovaglie.
Inoltre:
5 Prenotare l’albergo a Kathmandu.
 6  Custodia dei passaporti (il Trekking Permit è considerato un documento personale d’identità durante il trekking).

FORMALITA’ D’INGRESSO E USCITA, VISTO

- Per l’ingresso in Nepal è necessaria una foto tessera. Sull’aereo è distribuito un modulo che comprende l’ “IMMIGRATION FORM” e l’ “EXIT FORM”. Il primo, per l’ingresso, deve essere compilato prima del controllo del passaporto, mentre il secondo deve essere conservato e compilato all’uscita dal Nepal. All’arrivo mettersi in coda davanti al banco “Without Visa”,(che si
trova nella sala del controllo passaporti), dopo aver compilato anche il modulo dell’Immigration Form, predisposto per applicare la foto tessera; Il visto è rilasciato col pagamento di 40 USD ed è valido per 30 giorni. Per permanenze fino a 90 giorni il costo è di 100 USD.
- In uscita dal Nepal, non è più necessario passare alla banca, che si trova alla destra dell’ingresso, per pagare la tassa d’imbarco in uscita di 1695 NRp., in quanto questo importo è già compreso nel costo del biglietto aereo.


CAMBIO

1 € è stato cambiato da 105 NRp a 106 NRp presso gli sportelli di cambio vicini all’albergo in zona Thamel. Si possono cambiare anche in albergo ma con un cambio leggermente più basso.
L’Euro è accettato in molti negozi di Kathmandu, ma i cambi praticati sono molto sfavorevoli.
I soldi per le spese personali è meglio cambiarli a Kathmandu in banconote di piccolo taglio, perché durante il trekking non sempre è possibile.

FUSO ORARIO

Con l’ora legale in Italia:  + h 4,45

CLIMA

Il clima nepalese è condizionato dai monsoni, che spirano da maggio a settembre, portando piogge intense e continue. I periodi ideali per recarsi in Nepal sono quindi quelli pre e post monsone. In ottobre di mattina solitamente è fresco o freddo ma sereno, con formazioni graduali di nuvole verso le 11:00/12:00. Qualche momento di pioggia nel tardo pomeriggio alle quote basse fino ai 3000 metri e qualche nevicata sopra i 3000/3500 metri. Le temperature oscillano, durante la giornata, dai 18°C/28°C alle quote basse e da 0°C/15°C alle quote alte, sopra i 3500 metri. Molto freddo di sera
tardi e di notte sopra i 4000 metri con temperature minime di –11°C/-4°C. 


ABBIGLIAMENTO E COSE UTILI

Per fronteggiare le variazioni climatiche è necessario un abbigliamento per il clima caldo e freddo che permette di vestirsi a “cipolla”. Le magliette tecniche a pelle sono comode perché si suda molto e si asciugano in fretta. Sacco a pelo invernale (almeno -15°C comfort), scarponi da trekking, bastoncini da trekking, scarpette pre e post trek, sandali tipo Lizard per i guadi, cappello per il sole, occhiali, guanti, cappello o papalina di lana, K-way o poncho, costume da bagno, torcia frontale (indispensabile) e batterie di ricambio, borraccia, coltello multiuso, salviette umidificate per uso igienico personale, asciugamani (meglio del tipo microfibra che si asciugamano in fretta), integratori di sali, barrette energetiche e cioccolato.
  
MEDICINALI  E  SANITA’

Medicinali da viaggio comuni; aspirina, tachipirina, nimesulide, aulin, antibiotico a largo spettro, antidiarroici, cerotti normali e cerotti per vesciche (compeed). Non ci sono  presidi medici durante il trekking. 

SICUREZZA

Nessun problema di alcun tipo. Anche con i maoisti ora non si hanno i problemi di una volta.

VACCINAZIONI

Nessuno del gruppo ha praticato profilassi. La zona del Chitwan è esente da malaria.

TELEFONI E INTERNET

A Kathmandu e Pokhara si può telefonare in Europa dall’albergo o dai telefoni pubblici ISD via cavo. A Kathmandu un minuto costava dalle 30 NRp ai 40 NRp, ancora più economiche quelle via internet.
Durante il trekking abbiamo trovato telefoni pubblici ad Arugath, Philim, Lo Gaon, Samagaonm, Lamagaon, ad un costo per minuto di 100 NRp. Le telecomunicazioni sono satellitari e non sempre buone. Alla risposta viene fatto partire un cronometro e il costo del minuto scatta anche se la
telefonata ha passato il minuto di un solo secondo.
Per internet nessun problema a Kathmandu: dalle 30 alle 50 NRp l’ora e a Pokhar: dalle 80 NRp a 90 NRp l’ora. Lungo il trail non ho trovato connessioni a internet. Non avevamo con noi un telefono satellitare.

ELETTRICITA’

L’alimentazione della rete elettrica è a 220 volt e ci sono prese simili a quelle italiane a due fori, senza presa centrale di terra, ma un po’ più larghi. Durante il trail abbiamo alimentato le batterie delle macchine fotografiche con due piccoli pannelli solari. A volte abbiamo usato la corrente elettrica presente nei lodge.

GUIDA E MAPPE

Avevamo con noi la cartina della “Nepal Map Publisher Pvt. Ltd:” Around Manaslu in scala 1:125000, peraltro parecchio imprecisa. 

BIBLIOGRAFIA

“Earth door, sky door” di Robert Powell – Seriadia Publication – London

“Sacred landscape of the Himalaya” di Gutshow, Michaels, Ramble e Steinkellner edizioni Osterreichischen Akademie der Wissenschaften

“Honey hunters of Nepal” di Eric Valli e Dianne Summers

“ Il leopardo delle nevi” di Peter Matthiessen è una piacevole e pertinente lettura per i momenti di sosta.

ALIMENTAZIONE

Nelle grandi città come Kathmandu e Pokhara l’alimentazione non è un problema; si può scegliere se mangiare nepali, indiano, cinese, occidentale, ecc,; ci sono anche pasticcerie (bakery); comunque la scelta è varia. Lungo il trail la scelta è limitata, e la lista menu è praticamente uguale in tutti i ristori e nei lodge. Quasi tutti i piatti, zuppe di verdura o a base di noodle, sono preparati con prodotti liofilizzati. Il piatto più completo, più economico e preparato al momento, è sicuramente quello nazionale, il Dal Bhat, a base di riso e lenticchie, verdure, vegetali al curry e a volte anche carne di pollo o bufalo.  Ci sono anche piatti con patate o vegetali cotti. Il piatto più richiesto dal gruppo sono state le patatine fritte e le patate bollite. Il tè è stata la bevanda calda preferita lungo tutto il trail, ma non solo. Per colazione marmellata, tè, caffè, toast, chapati o altri tipi di pane fritto o no, uova bollite
o omelette, cereali, muesli, latte, ecc  Poiché durante la gran parte del nostro trekking  abbiamo incontrato pochi lodge o locande, il nostro vitto è stato come quello sopra descritto, preparato dal gestore del lodge o talvolta dalla nostra guida e  bravissimo cuoco. Qualche volta abbiamo potuto mangiare in camera.

ACQUA E BEVANDE

L’acqua è stata resa potabile mediante bollitura o con sterilizzazione a base di pastiglie di “micropur” o simili. Tutte le bevande, quando si trovano, aumentano di prezzo man mano che si sale di quota. Nei villaggi più grandi, abbiamo trovato dell’aranciata di fabbricazione cinese e delle bevande alcoliche come il “chang”. Era invece più facile trovare persino la birra di fabbricazione nepalese.
- Un litro d’acqua in bottiglia di plastica costa dalle 40/50 fino a 130/150 NRp.
- Una tazza di tè dalle15/20 fino a 50/70 NRp.
- Una bottiglia di birra dalle 150 fino a 250 NRp
Un componente del gruppo ha iniziato il trekking bevendo piccoli sorsi dell’acqua delle fontanelle pubbliche. E’ riuscito a modificare così la propria flora batterica intestinale e dopo qualche giorno ha bevuto tranquillamente l’acqua di rubinetto. Nessuno del gruppo ha avuto problemi intestinali.


PERNOTTAMENTI

Costi in NRp/pax Kathmandu Hotel Tashidel –Thamel - (2 notti)  
15 USD/notte/pax - B&B 1 USD = 77,50 NRp  - F scarso

Kathmandu Hotel Potala Guesthouse–Thamel - (3 notti)  
20 USD/notte/pax – B&B 1 USD = 77,50 NRp  - F passabile 
Arughati Arughat Bamboo Cottage  discreto  
Arughati Hotel  Manaslu  passabile 
Chitwan Eden Jungle Resort  discreto  


PASTI

Kathmandu Helena’s  terrazza  discreto
Kathmandu Pilgrim’s  vegetariano  buono
Kathmandu Alchem  cuc. italiana  buono
Kathmandu Third Eye  bel locale  buono
Kathmandu Everest Steak House ottimi filetti  buono
Kathmandu Fire & Ice pizza  discreto
Kathmandu Room Doodle nuova sede  vario
    
 
MANCE

- alla Guida sherpa      Euro     100
- Ad ogni portatore       Euro      50

VARIE

- Noleggio jeep, sul tratto da Kathmandu a Arughat       Euro               160

           
RELAZIONE GIORNALIERA DETTAGLIATA

01/10/11    Malpensa - Doha Aereo

Siamo partiti da Malpensa alle 15:55 con volo QR034 della Qatar Airways e siamo arrivati a Doha in Qatar alle 22:40 locali. Abbiamo passato la notte in aeroporto, in attesa deI volo per Kathmandu. Nella parte destra del primo piano, nel settore partenze, esiste una nuova area attrezzata con chaise longue
a disposizione dei viaggiatori con coincidenze prolungate. I bagagli, dall’Italia, sono stati spediti direttamente a Kathmandu,  
  
2° 02/10/11    Doha - Kathmandu Aereo, taxi

Partiamo da Doha alle 8:45 con volo QR350 dopo una notte di sosta. Arriviamo a Kathmandu alle 17:10. In aereo abbiamo compilato un modulo per l’ingresso e per l’uscita dal Nepal. In aeroporto bisogna compilare un altro modulo per la richiesta del “visto”, al quale va allegata una fototessera.
Paghiamo US$ 100, poiché la nostra permanenza sarà superiore a 30 giorni. All’uscita dell’aeroporto troviamo ad attenderci Krisnha, la guida di Asian Adventure Treks, che ci accompagna in Hotel.

3° 03/10/11    Kathmandu  hotel

Trascorriamo la mattinata a Kathmandu, passeggiando nelle strade del quartiere turistico di Thamel, che ormai conosciamo come le nostre tasche. Poi prendiamo un taxi che con 600 NRP ci porta a Baktapur, l’antica capitale medievale del Nepal, una città fuori dal tempo, dal fascino irresistibile.
Quest’anno il biglietto d’ingresso è aumentato del 50%. Costa infatti ben 15 dollari. Esibendo il passaporto è possibile ottenere un lasciapassare che permette di utilizzare un’altra volta il biglietto entro un mese.  

4° 04/10/11    Kathmandu - Arughat Jeep       240km  8h 600

Si parte in jeep Toyota. Noi tre, la nostra guida, un signore tedesco con la sua guida. Percorriamo la strada asfaltata che porta a Pokhara fino a Malekhu (483 m.). Attraversiamo il fiume Trisuli su uno stretto ponte e, su strada sterrata, seguendo il corso di un ruscello, attraverso una foresta e molti
tornanti di strada a volte fangosa,facciamo altri 29 km e raggiungiamo la valle del Budhi Gandaki e in pochi km giungiamo ad Arughat Bazar. Arughat è divisa in due dal fiume Budi Gandaki. Le due parti sono collegate da un robusto ponte sospeso in acciaio. In essa si tengono tanti mercati. Vi si trovano parecchi alberghi, negozi di alimentari, abbigliamento e utensili. Vi è un ufficio dell’ACAP, l’ente del parco dell’Annapurna e una grossa caserma di militari. Alloggiamo all’hotel Manaslu. Siamo sistemati in una dependance prospiciente un’area destinata a campeggio, dove è sistemato un gruppo di
francesi in partenza per il giro del Manaslu.
  

5° 05/10/11    Soti Kola Trek  4 h 710

La strada sterrata, una gippabile, parte dall’hotel e si dirige a nord verso il Manaslu. Si procede in piano tra campi di riso e di miglio fino a Mangaltar (610 metri). Si attraversa poi una foresta piena di scimmie  e si arriva a Shanti Bazar (630 metri), un villaggio con le case dal tetto di paglia e qualche
negozio. Al centro della strada, il uno slargo che sembra una piazza, un grande albero di pipal al quale è appesa un’altalena per bambini.  
Altre altalene, che incontriamo sulla strada, sono appese a quattro grosse canne di bambù legate in cima all’arco da esse formato.
Da qui si vede in lontananza il bianco Sringi Himal (7187 metri).Si procede sulla sinistra del fiume Budhi Gandaki e la strada incomincia a salire leggermente. Si passa attraverso il villaggio di Arkhet Bazar (650 metri) dove si trova un ponte sospeso sul fiume. Infine, dopo aver anche guadato a piedi
nudi un torrente, si raggiunge Soti Kola, dove si trova un’ ampia area per il campeggio, che verrà occupata dalla spedizione dei francesi, e più sopra il Lodge ABC, con camere spartane, con le pareti di legno, nel quale ci sistemiamo. Fa molto caldo. Pochi metri a valle dell’hotel, in qualche ansa del
tumultuoso fiume, si può fare il bagno.  
Questa valle è abitata dall’etnia Gurung, persone che in prevalenza si dedicano all’agricoltura, non disdegnando talvolta la caccia. Sono piccoli di statura ma dotati di un fisico robustissimo. Le donne sono belle e vestono con eleganza il sari e i colori sono abbinati con armonia. Fin da piccole indossano gioielli, quali orecchini alle orecchie o al naso, collane e braccialetti. Gli uomini vestono in maniera sobria con abiti sulle tonalità del grigio. In questa zona si raccoglie il miele in maniera rocambolesca dai favi collocati sui dirupi.
Nella nostra tabella di marcia era previsto l’arrivo a Lapubesi. Ma, arrivati a Soti Kola scopriamo che sarebbero state necessarie altre tre ore di marcia su terreno molto disagevole. Decidiamo quindi di fermarci qui.


6° 06/10/11    Macha Kola Trek  7 h 870

Lasciata Soti Kola, la strada si restringe e dopo qualche chilometro diventa sentiero. Anche la valle si restringe. La vegetazione aumenta. Attraversiamo tratti boscosi e incominciamo a guadagnare quota, un saliscendi dopo l’altro. Ogni tanto incontriamo delle case da te. Passiamo oltre una prima cascata
ramificata. Poi una seconda cascata dall’aspetto tropicale, con una sola gettata che dal lato sinistro della valle va a gettarsi sul Budhi Gandaki. Il fianco della valle diventa ora verticale e a tratti strapiombante. Il sentiero sale a scalinate scavate nella roccia. Tutto intorno l’ambiente è coperto di boschi. Poi, poco prima di arrivare a Lapubesi (880 metri) si scende un po’ di quota e la valle si allarga e diventa più pianeggiante. Proseguiamo tra campi coltivati a riso e patate, sotto un sole cocente. Dopo circa quattro ore giungiamo a Lapubesi, un villaggio costituito da vari insediamenti sparsi sul costone sinistro della valle, distanti tra loro anche centinaia di metri.  Ci fermiamo per il pranzo sotto un pergolato del Lapu Guest House, fornito di fontanella e situato in posizione panoramica. Il sentiero passa poi a lato di un’altissima cascata, che si può ammirare attraversando un vallone su un ponte sospeso. Passato il ponte, il sentiero si abbassa ripidamente, fino a toccare il sabbioso letto del fiume.
Si procede quindi su banchi di sabbia e di ciottoli. Su questi banchi, quasi come su una spiaggia, sono sistemate tre case da te, fornite di frutta e di tutto quanto può essere utile in un punto di ristoro. Essi sono presi d’assalto dai portatori. Infine, dopo breve salita su strada lastricata raggiungiamo Macha
Kola e la simpatica piazzetta dove è situato il nostro lodge: Mountain Everest Guest House.  


7° 07/10/11   Jagath Trek  7 h 1410

Il villaggio di Macha Kola è situato su diversi livelli di un costone della valle. Così per uscire da esso saliamo ancora un poco, passiamo davanti alla scuola primaria e poi, dopo un ampio giro raggiungiamo un ponte sospeso che ci porta oltre lo scoscendimento vallivo. Riprendono i saliscendi sul fianco sinistro della valle su sentiero a precipizio sul sottostante fiume. Passiamo ancora su un ponte tibetano e raggiungiamo le poche case di Khorlabesi, con le donne indaffarate nelle loro attività.
Infine, dopo altri equilibrismi su difficile sentiero esposto sul vuoto, raggiungiamo Tatopani (930 metri). Qui, come ricorda il nome: tato = caldo e pani = acqua, a lato della strada, a inizio paese, ci sono alcune fontanelle di acqua tiepida. Poco dopo incontriamo ancora una cascatella e poi un ponte
sospeso che ci porta sul lato est della valle. Il ponte è di recente costruzione ed è situato a fianco del vecchio ormai in rovina. Di fronte a noi possiamo ammirare un’imponente cascata che percorre l’opposto fianco della valle. Si prosegue sempre su sentiero scavato nella roccia, ma stavolta quasi a
livello del tumultuoso fiume. Si sale di nuovo un po’ e si raggiunge Doban (1000 metri), un posto di ristoro con lodge, situato intorno a un grande spiazzo, con adiacente area per il campeggio su terrazzamenti del costone opposto. Ci fermiamo per un rapido pranzo. Passiamo poi il ponte sospeso
situato all’estremità opposta di Doban e per un po’ camminiamo praticamente in piano. Passando qualche punto di ristoro, dirigendoci verso un alto rilievo montuoso a forma di cono, situato al centro della valle. Si supera poi una parete con l’aiuto di una rozza scala a pioli, un altro ponte sospeso e, dopo un’ottima scalinata di lastroni di pietra lavorata, si ridiscende a livello del fiume e, dopo aver varcato un arco quadrato di benvenuto, raggiungiamo Jagath a 1400 metri di altezza. Questo villaggio è dotato di una strada e di una splendida piazzetta lastricata, con al centro un chorten. Vi si trova l’ufficio dell’ACAP con il Check Point per il controllo dei permessi di trekking. Ci sono molti bambini che giocano e che seguono con curiosità i visitatori e c’è della vita. In una veranda affacciata sulla strada notiamo anche un televisore a colori posizionato in alto, con un gruppo di bambini che lo guardano a naso all’insù. C’è la corrente elettrica e il telefono. Ci fermiamo al Rubinala In Hotel, costituito da vari ambienti e con una corte interna.

  
08/10/11  Ciso Pani (prima di Ekle Batthi) Trek  3,5 h 1650

All’uscita di Jagath ci registriamo all’ufficio di controllo ai numeri 1139 – 1140 – 1141, che rappresentano il numero di turisti transitati nei mesi di settembre e ottobre di quest’anno. Per una zona fino a poco tempo fa poco frequentata sono tanti. Probabilmente il fatto che nella zona dell’Annapurna esiste ormai una strada percorribile in moto o in jeep ha distolto turisti da quell’area e li
ha invogliati a fare il giro del Manaslu, anche se molto più impegnativo. Sempre su strada lastricata, si lascia Jagath in discesa per raggiungere il letto del fiume. Si attraversa un ramo di questo su un ponte di tronchi e dopo un breve percorso su un banco di ciottoli e sabbia si sale sul costone sinistro della
valle su un aereo sentiero scavato nella roccia. Si raggiunge in breve il villaggio di una decina di case di Salleri (1440 metri) e quello di Ghatte Kola, sempre gremiti di bambini sulla strada. In quest’ultimo villaggio sono in azione diversi mulini ad acqua. Ghatta in nepalese significa mulino. Un cartello ci indica che mancano 45 minuti a Philim. Sullo sfondo davanti a noi è sempre presente la vista del monte Sringi. Su un lunghissimo ponte sospeso di oltre duecento metri si passa sulla riva orientale e si sale a Philim (1590 metri). Questo è un grande villaggio gurung, con qualche lodge. C’è un ufficio
informazioni dell’ACAP. E’ circondato da colture di grano e miglio. Attraverso queste colture, rimanendo più o meno alla stessa quota, si raggiunge in mezz’ora una località chiamata Ciso Pani (acqua fredda) 20 minuti prima di Ekle Bhatthi, villaggio nel quale non ci sono lodge. A Ciso Pani ci fermiamo in un lodge ancora in costruzione,situato sulla strada in corrispondenza di una fontana a muro fornita di varie cannelle, presso la quale tutto il villaggio lava panni e stoviglie.
Essa costituisce anche punto di aggregazione sociale, in quanto vi si fermano le carovane in transito e i portatori possono appoggiare i carichi sui muretti di pietra. Su un ripiano del terreno c’è posto per due tende. 


 9° 09/10/11    Chumling  (TSUM VALLEY) Trek  8 h  2300


Lasciata Ciso Pani, si raggiunge in venti minuti Ekle Batthi e ci si addentra in una valle stretta e dai contrafforti alti nella quale il sentiero scorre alto sul fiume. Sulla destra cade un’altissima e sparsa cascata. In breve si giunge al bivio sulla destra per la Tsum Valley, indicato da un grande cartello.
Questa valle si presenta stretta, con alti fianchi boscosi. Il sentiero sale dentro il bosco con gradinate e con frequenti tornanti e raggiunge il piccolo insediamento di Lakuwa a 2240 metri, dove si trova un posto di ristoro e alcune piazzole per le tende, ricavate dove si può. Si passa poi una forra, a fianco del fiume Shar Kola (il fiume dell’est), tra pareti di roccia altissime e strapiombanti, che quasi chiudono la valle. Si sale ancora un po’, poi si passa sull’altro versante su un aereo ponte tibetano. Con qualche tornante si arriva ai 2300 metri di quota, in cui si trova Chumling. Ci fermiamo per la notte nell’unico lodge lungo la strada, dotato di antistante piazzale per le tende e vista panoramica sul versante nord-ovest del Ganesh Himal. Il villaggio è situato dietro il lodge, 50 metri più a monte.   
  
 
10° 10/10/11    Lamagaon Trek  5h  3200

Da Chumling si procede in piano su facile sentiero. Si passa la località Dhamja e poi si sale gradualmente con begli scorci su coltivazioni variopinte, con casa colonica. Si attraversa un bosco e si giunge a Dramba, con vista sempre migliore sui Ganesh Himal. Si passa un altro ponte sospeso, si passa Gho, con ridenti vedute bucoliche, mentre il fiume scorre incassato qualche centinaio di metri più in basso, nel bosco del fondovalle. Una bella cascata con guado sui sassi e poi si sale ancora a tornanti per raggiungere un punto panoramico con tre chorten affiancati. In questo punto il Ganesh Himal sovrasta da vicino il sentiero. Il villaggio di Chhekampar è a due passi da qui. Qui c’è un fornito
negozio e il Posto di controllo del parco. Effettuata la registrazione dei permessi di trekking, si prosegue e la valle si apre, molto larga davanti a no,i e l’ampio fondovalle pianeggiante è tutto coltivato a orzo o patate, le uniche colture possibili a quote attorno ai 3000 metri. Poco prima di raggiungere Jhong c’è un gompa isolato,in buono stato di conservazione. Dopo aver passato degli ampi caseggiati che forse sono una scuola, ma che sembrano in disuso, si giunge in un altro punto panoramico con un chorten, sotto la mole della barriera del Ganesh Himal. Siamo a Ngaku, a 25 minuti da Lamagaon. Sulla strada abbiamo incontrato delle donne che ci hanno proposto di fermarci a casa loro per la notte. Saliamo così in cinque minuti al loro piccolo villaggio di Leru, attraverso un sentiero ripido. L’alloggio sarebbe stato in una casa colonica con stalla. Il panorama sul Ganesh Himal  è spettacolare, ma non ci fermiamo perché il posto è isolato e dall’alto abbiamo avvistato la vasta
pianura che in breve raggiungiamo. Passiamo sotto un kani ( monumento che costituisce una porta, a cavallo del sentiero) con i soliti affreschi coloratissimi sulla volta, rappresentanti le vicende della vita di Budda. Un lungo muro mani (muro dell’altezza di poco più di un metro e di lunghezza che a volte
supera i cento metri, situato in mezzo al sentiero, sul quale sono appoggiate delle pietre votive finemente cesellate con iscrizioni o scene religiose) precede l’arrivo a Lamagaon, a 3200 metri. Un cartello annuncia: “Welcome to Pangchhe - Camping site and hotel”. C’è in pratica una casa privata con una corte dove vengono custoditi tre vitelli, cani e animali da cortile. All’esterno c’è un’area erbosa frequentata da yak, che può costituire terreno per campeggio. Nel pomeriggio facciamo una puntatina al vicino monastero di suore e bambini di Rachen Gumpa situato poco più a nord, dall’altra parte del
fiume. La struttura di questo monastero è costituita da un vasto quadrilatero con le abitazioni e le celle delle monache. Al centro uno spiazzo erboso vuoto e incolto. Qualche aiola di fiori davanti alle celle che hanno delle inferriate alle finestre. Altri edifici costituiscono il tempio, la scuola e il refettorio. Degli
yak pascolano liberi nel cortile interno. Anche presso il monastero è possibile sistemare delle tende.


11° 11/10/11    Nile – Mugumba - Nile Trek  6h 3250

Dopo una notte insonne per il continuo muggire e latrare degli animali nella casa che ci ospitava, ci traferiamo più a nord. A Pangdun c’è un tempietto e poco più avanti, in mezzo ai campi coltivati un altro più grande, che ha una certo somiglianza con i fari marini. Il sentiero procede in piano attraverso
i campi, sulla destra del fiume. Dopo meno di due ore arriviamo a Chhule, il villaggio gemellato con Nile e diviso da questo dal fiume. Attraversiamo quest’ultimo su un ponte di ferro e legno e passando attraverso le strette viuzze arriviamo alla periferia sud del villaggio, dove è situata l’area di campeggio, dove sistemeremo le tende, e la casa che ci ospiterà per i pasti per due giorni. Nel pomeriggio facciamo un’escursione a Mugumpa a 3700 metri. Si risale la valle verso nord prima alla destra del fiume e poi alla sinistra. Data l’altitudine, la vegetazione è assente o costituita da rari abeti e da macchia bassa. Ogni tanto gruppi di chorten e muri mani. Il monastero è situato in cima a un valico, annunciato dalle bandiere di preghiera multicolori. All’interno dei giovani monaci intenti a consumare il pasto da loro stessi preparato. Sopra le scalinate il tempio, che il lama ci permette di visitare. La
posizione è dominante sulla Tsum Valley e le montagne innevate tutt’intorno sono situate in territorio tibetano, del quale segnano i confini con il Nepal. Dopo la visita del monastero si rientra a Nile. Si incontrano grosse mandrie di yak che vanno e vengono dal vicino Tibet con le merci di scambio.  

12° 12/10/11    Nile  RIPOSO + escursioni Trek   3250

Giornata dedicata alla visita del monastero del dirimpettaio villaggio di Chhule, abbarbicato su un costone 150 metri più in alto.
Un monaco incontrato per strada ci consente la visita e ne approfitta per rabboccare con acqua fresca le ciotole destinate alle divinità. Da questa postazione il panorama abbraccia tutta la Tsum Valley e il Ganesh Himal che la chiude a sud-est.

13° 13/10/11    Chumling Trek  6 h 2300

Si prende la strada del ritorno sul sentiero attraverso i campi coltivati, con lo sguardo rivolto verso il Ganesh Himal. Diamo un’occhiata a due monasteri poco discosti dal sentiero, che all’andata avevamo tralasciato. In sei ore si scendono i novecento metri di dislivello che separano da Chumling.   


14° 14/10/11    Pewa Trek  6,5 h 1745

Si ridiscende lo stretto vallone, si guadagna il bivio con la valle Budhi Gandaki e, per mezzo di un ponte di ferro a fondovalle si raggiunge la riva opposta del fiume e si mette piede sul sentiero del circuito del Manaslu, che in costa, con tornanti esposti, guadagna gradualmente quota all’interno di una zona boscosa. La valle qui è molto stretta e presenta alti contrafforti.
Si passa da un fianco all’altro della valle su ponti sospesi uno più ardito dell’altro. Uno è talmente dissestato e pendente su un lato, che gli hanno gettato sopra i nuovi cavi previsti per il nuovo ponte, del quale già esistono a lato le teste in cemento. Il passaggio delle carovane di muli e dei gruppi di trekker è molto frequente. Si termina la tappa a Pewa a 1745 metri, alloggiando presso il lodge Manaslu & Rubinala Hotel & Lodge, costruito in legno su basamento di pietra. Esso è situato in una stretta gola, poco più in alto del fiume.

15° 15/10/11    Ghap Trek  6,5 h 2165

Da Pewa si parte in discesa verso il fiume e successivamente si procede a mezza costa su sentiero agevole. Dopo un’oretta si giunge a Deng, un villaggio di poche case adagiate su un promontorio, dove il sentiero fa una curva a destra. C’è un caseggiato in legno di nuova costruzione, che probabilmente sarà un lodge. In questo punto inizia il Nupri, la parte alta della valle del Budhi Gandaki.
Da qui si prosegue sul lato sinistro della valle a saliscendi e con tratti di bosco, per arrivare a un ponte sospeso che porta dall’altra parte. Per fare posto alla opposta testa di ponte, è stato scavato un cunicolo nella roccia. Poi il sentiero prosegue lungo il fianco destro del fiume. Esso poi s’inerpica  e in un punto è costituito da due tronchi appaiati nei quali sono stati intagliati dei gradini. Il sentiero per i muli fa un diverso percorso, più lungo. Attraverso il bosco si guadagna quota, si passa alti sul fiume a fianco di un gruppo di case dove c’è lo Shreenggi Himal Hotel – Lodge e infine la valle si apre con vasto e profondo panorama in direzione est-ovest. Poiché non si scorgono villaggi in lontananza, si capisce che ci sarà molto da camminare. Una macina ad acqua sfrutta la forza di una cascatella.
Quando mancano ancora tre ore a Ghap si giunge a Bihi Phedi, che è costituito da tre case e da un piccolo spiazzo con muretto, dove i portatori appoggiano il doko, la grossa cesta che portano in spalla. Dall’altro lato del fiume, a mezza costa si scorge un grazioso gruppo di case e di gompa, a ridosso di un’ alta cascata, contornato da scoscesi campi coltivati. E’ il villaggio di Prok, dove si trova anche una sede dell’ACAP e un posto radio per le emergenze. A 1990 metri si arriva alla confluenza dello Sringi Khola nel Budhi Gandaki. Il primo scorre in una gola tra pareti verticali di roccia, unite da un ondeggiante ponte sospeso. Il passaggio in un ambiente così severo fa una certa impressione. Si prosegue a tratti nel bosco. Si passa davanti a una grande casa in muratura in costruzione. Sarà sicuramente un lodge a due piani. Non si può fare a meno di notare che lungo il circuito del Manaslu
esistono attualmente pochi lodge in esercizio, ma molti in rapida costruzione. Il notevole afflusso di turisti nell’attuale stagione è sicuramente foriero di un favorevole sviluppo economico della valle. E’ probabile che l’apertura di una strada camionabile lungo il vicino circuito dell’Annapurna abbia dissuaso molti dall’intraprendere quel classico trekking, a favore del giro del Manaslu. Si passano i piccoli insediamenti di case sparse di Banrung e Bur con il raccolto steso al sole su teli di plastica. Poi sul percorso verso Ghap si trovano ancora case isolate con relativa corte, una ridente cascata, un Kani contenente affreschi ben conservati. E poi una fattoria in muratura di recentissima costruzione, con relativo campo affollato di bovini al pascolo. Qui si ricongiunge il sentiero alternativo passante da Prok sull’altro lato del fiume. Siamo così giunti a Ghap, un gruppo di sei o sette case e un lodge e un
muro mani. Ci fermiamo all’Hotel Kyimolung, fornito di alcune stanze con pareti di legno e di varie aree terrazzate per le tende. E’ gestito da un ex monaco tibetano insieme con la moglie.



16° 16/10/11    Lho Gaon Trek  6 h 3180

Superato il muro mani alla sinistra del lodge ci si addentra in un bosco tropicale e si passano alcune cascatelle. Poi si entra in una pineta affollata di uccelli. Dicono che in essa si trovino anche alcuni esemplari di danphe, una specie di fagiano multicolore che è l’uccello nazionale nepalese. Su un ponte di legno senza parapetto, a 2250 metri  si varca lo spumeggiante Budhi Gandaki, in una stretta gola, dove l’acqua ha scavato un toboga sormontato da un arco simile al ponte dei sospiri. Il bosco continua, molto fitto, popolato anche da scimmie dalla pelliccia di colore grigiastro e dalla faccia, le mani e i piedi neri, chiamate entelli, che saltellano da un ramo all’altro. Si ritorna poi sulla riva sud su un ponte di legno e attraverso un bosco di rododendri si arriva dopo due ore e mezzo a Namrung, 2650 metri, che conta diversi lodge e ha le strade lastricate. E’ il posto tappa previsto per oggi, ma sono appena le nove e mezzo del mattino e decidiamo di proseguire fino a Lhogaon. Oltre Namrung si entra nell’alto Nupri, zona nella quale i dialetti e l’abbigliamento e le usanze sono tipicamente tibetani.
Si arriva a Bhanzam, dove su un pianoro alcune case sono disposte su una grande distesa verde costituita da un campo di riso. Questa macchia di colore, della superficie di circa due ettari, risalta sorprendentemente sul verde cupo degli abeti che coprono i fianchi della valle. Si prosegue ancora in un bosco di rododendri e querce e varcato un arco di pietra, attraverso il quale si vede incorniciata la sagoma del Manaslu nord, si giunge a Lihi a 2934 metri. Poco dopo c’è un kani, mentre sull’altro lato della valle si può vedere un grande villaggio contornato da verdissimi campi terrazzati di riso. A  2985 metri siamo a Shyo, un’ora e venti minuti prima di Lho. Anche qui campi di riso ai lati del sentiero delimitato da steccati. E finalmente, dietro un crinale coperto di abeti, davanti a noi, a sinistra, spunta la cima del Manaslu. Ancora case con le bandiere in cinque colori e, per il sentiero ora contornato da steccati e ora da muretti a secco, si giunge alla periferia orientale di Lhogaon, presso una fontana pubblica. Le strade sono selciate o lastricate ; si passa accanto a un grande stupa finemente istoriato e ora, sempre con il Manaslu in vista sullo sfondo, si arriva all’Hotel Tasidele, che dispone di una veranda in legno, di alcune camere e di un’area per una decina di tende. Cento metri più avanti c’è un altro lodge con spazio per le tende. Salendo ancora, si arriva a un lungo e imponente muro mani che inizia e termina con un chorten, con il Manaslu sempre in evidenza. Sul passo c’è un kani e subito dopo c’è un ampio spazio per il campeggio (stavolta occupato da un gruppo del CAI di Belluno). Dietro
inizia la zona di pertinenza del grande Monastero buddista di Lho-gaon, situato in cima a una collina. Sul piano c’è una scuola dislocata in vari caseggiati. Sulla destra c’è una porta riccamente affrescata.
Da questa, parte il sentiero che porta al Gompa, tra due ali di bandiere di preghiera. Queste sono state tutte rinnovate in occasione della grande Puja (preghiera) che si terrà tra qualche giorno richiamando da ogni monastero tanti lama e monaci, i quali arriveranno quassù a piedi o a cavallo.
Con una serie di tornanti si arriva al complesso di edifici costituenti il monastero e il grande gompa. Il tutto è ben tenuto e dà un’impressione di ricchezza. I monaci sono in prevalenza bambini in età scolare. C’è un Lama con saio arancione, mentre tutti i monaci ne portano uno granato. Stanno
provando gli strumenti musicali per le prossime funzioni religiose e per i saluti di benvenuto alle delegazioni.  

     
17° 17/10/11    Samagaon Trek  3 h 3530

Dal passo di Lho si scende in un’ampia forra, addolcita da una cascata, e si risale sul fianco sinistro del contrafforte e in breve si perviene a Shyala, 3504 metri, un gruppo di case con sentiero selciato, situate in una zona quasi completamente disboscata. Vi si sono sviluppati parecchi incendi, tanto che
gli abitanti del posto hanno deciso di abbattere tutti gli alberi. Da qui si può vedere il Manaslu (8165 metri), il Nadhi Chuli (7879 metri), detto anche Peak29, subito a fianco, e la lunga barriera del Simnang Himal (6251 metri), che chiude a sud il fiabesco alpeggio di Pungeen Gompa, situato a 4000
metri, per il quale esiste una deviazione a sinistra poco prima del villaggio di Samagaon. Il sentiero continua agevole e largo e passa sotto un kani ben conservato e con begli affreschi. Si prosegue in mezzo a uno scenario spettacolare e si passa accanto a vari chorten, uno molto grande, e attraverso
un altro kani, si avvista Samagaon, a 3530 metri. E’ on grande villaggio adagiato in una depressione del terreno, i cui argini lo proteggono dalle correnti fredde. I campi intorno sono coltivati a orzo o patate, le uniche colture praticabili a questa quota. Esistono vari lodge e una grande area per il
campeggio. Il Gompa di Kargiu Chuling, facente parte del villaggio, è costituito da otto templi separati, ma recintati all’interno di un muretto contenente molte piccole ruote di preghiera. Il Budhi Gandaki scorre tranquillo al centro dell’abitato. Ci fermiamo nell’hotel migliore, situato subito dopo un kani. Le camere non bastano e viene piazzata una tenda in un cortile. Andando poco oltre il villaggio, dai pressi della biforcazione a sinistra per il campo base, si gode di una spettacolare vista del lato orientale del Manaslu e del suo ghiacciaio che arriva con le ultime balze di seracchi fin quasi al fiume Budhi Gandaki. Alla sua destra si alza il Naike Peak (6211 metri) Varie mandrie di yak pascolano sulle pendici della montagna.  



18° 18/10/11 Samagaon-RIPOSO+escursioni Trek   3530

Giornata dedicata al riposo e all’acclimatazione. Dopo tanti giorni di cammino è saggio tirare il fiato per consentire all’organismo di adattarsi alla carenza di ossigeno, per poter affrontare in sicurezza la salita ai 5200 metri del passo Larke-la, prevista fra tre giorni. Da Samagaon è possibile recarsi all’alpeggio di Pungeen Gompa a 4000 metri, tornando indietro per mezz’ora verso Lho Gaon e prendendo il sentiero a destra in corrispondenza di un Chorten. Questa località costituisce anche il campo base est del Manaslu. Oppure è possibile andare al campo base nord, situato a 4400 metri sulla morena del ghiacciaio. Per raggiungerlo occorre dirigersi verso nord per un quarto d’ora e poi svoltare a sinistra e, superato l’impetuoso torrente glaciale appena nato, seguire il sentiero situato alla destra della grande cascata di ghiaccio del Manaslu. Optando per una giornata di relax, è possibile visitare il villaggio e il suo gompa e godere dello spettacolare panorama montano, gustando le
pietanze offerte dalla cucina locale. La località è molto fredda per i venti che scendono da nord. Il serata piove abbondantemente, dopo tre settimane di sole smagliante. Sicuramente a quote più alte è caduta molta neve. Poiché i nostri portatori non sono adeguatamente equipaggiati per affrontare una
bufera ad altissima quota, si decide di modificare il programma del trekking, optando per un soggiorno di tre giorni e due notti in tenda a Pungeen Gompa, località visitata in giornata da due componenti del gruppo, che erano rimasti affascinati dal luogo.


19° 19/10/11    Pungeen Gompa Trek  2,5 h 4000

Acquistati i viveri per il soggiorno in campeggio, si riprende il sentiero verso Lho Gaon e dopo una mezz’ora di cammino, in corrispondenza di un chorten, si svolta a destra e per due ore si sale ripidamente su scalinate, a fianco di un ruscello nato dai ghiacciai. Uno spiazzo con casupola per pastori interrompe l’erta. S’incontrano grosse mandrie di yak e di muli e cavalli che scendono a valle.
Il grosso spostamento di bestiame fa pensare a un peggioramento del tempo con l’arrivo di abbondanti nevicate. Così, quando raggiungiamo il ciglio dell’alpeggio, la zona, di circa due chilometri quadrati, è deserta. Lo spettacolo, sotto un sole smagliante, è eccezionale. Tutto intorno alla grande
prateria ornata di tre laghetti e di diversi ruscelli, s’innalza come una corona il Manaslu, il Nadhi Chuli, la paretona del Simnang Himal, 6251 metri, lunga più di due chilometri, mentre verso est la vista è chiusa dai lontani monti Samdo, 6335 m., Khayang, 6186 m., Saula, 6235 m. Si percorre tutto
l’alpeggio fin sotto la morena. Qui si trova un piccolo tempio, un grande chorten con bandiere, una casetta di pastori e, poco discoste, altre due casette. Altre casette sono arroccate sulla destra sul fianco di un crinale. C’è una fontanella con acqua corrente. Per chi ha visto il campo base
dell’Annapurna, il panorama dal Kala Pattar e il Circo Concordia questo posto è una inaspettata sorpresa e si ha la certezza di aver raggiunto uno dei posti più belli del mondo. Poche guide indicano questa località come opportunità da cogliere durante la giornata di riposo nello svolgimento del trekking del Manaslu. Organizzato il campo, si è risalita la morena che con il suo franoso lato sud precipita sul ghiacciaio. Arrivati a 4300 metri ci si trova naso all’insù davanti alla parete sud est del Manaslu, avendo alla sinistra il Nadhi Chuli, alto quasi ottomila metri. Non manca nulla della classica iconografia himalaiana. Le dimensioni sono notevoli e tutto l’ambiente è veramente impressionante.
Le nuvole coprono lentamente la montagna, sale la foschia e si ritorna al campo. Più tardi i forti venti in quota spazzano vie le nuvole e la sagoma della montagne si staglia in controluce, con il sole che le illumina alle spalle, creando suggestivi effetti cromatici, per via della neve sollevata in alta quota dal vento. Per poter campeggiare occorre pagare 250 rupie al villaggio a una donna chiamata Sonam Lamo.


20° 20/10/11 Pungeen Gompa-RIPOSO + escursioni Trek   4000

La mattina alle 06:07 basta aprire la cerniera della porta della tenda per essere partecipi di uno spettacolo intatto fin dai tempi della creazione. Il sole tocca le nuvole e le cime più alte, per poi inondare tutte le montagne con una luce calda. La mattinata viene impiegata nell’esplorazione dell’alpeggio e dei suoi laghetti. Già alle 10 il cielo si riempie di nuvole a “pecorelle” e nel pomeriggio, verso le 16 arriva il nevischio a imbiancare le tende. La notte cadono 30 centimetri di neve.


21° 21/10/11    Lho Gaon Trek  5 h  3145

Tutto è bianco e coperto di neve. La vista sulle montagne è scomparsa. Si scende di 500 metri in un ambiente suggestivo. Al bivio con il circuito del Manaslu il terreno è sgombro, segno che ha solo piovuto. Si fa rotta verso Lho Gaon, ripassando attraverso una foresta dai colori autunnali. Tutte le vecchie bandiere di preghiera sono state sostituite con delle nuove, fiammanti. Anche i dipinti dell’archivolto con tre ingressi del monastero sono stati completati.
Si prepara la grande festa di preghiera.
 
22° 22/10/11    Ghap Trek  15 6 h 2165

Si saluta il Manaslu, di nuovo splendente al sole, e si fa rotta verso Arughat. La strada è ancora molto lunga. Al passo Larke-la c’è stata bufera di neve e vento e ci sono stati problemi per congelamenti alle mani e assideramenti per i gruppi che sono passati. Qualcun altro, come noi, è tornato indietro. Si rivedono ora da un’altra prospettiva territori conosciuti all’andata. La lunghezza delle tappe, ormai forzate per rispettare i tempi di rientro a
Kathmandu, e il fatto che si percorrono in discesa sentieri quanto mai dissestati e sassosi rende l’impresa spossante. Così ci aspettano di nuovo i campi di riso, la bellissima foresta di alberi enormi con le sue scimmie e il toboga con l’arco di pietra scavati dal fiume. 




23° 23/10/11    Philim Trek 25 9 h 1650

Di nuovo gli aerei sentieri strapiombanti sul fiume e i traballanti ponti sospesi impegnano tutte le forze. Bihi Phedi sembra non arrivare mai, ed è solo a metà strada, tre ore dopo Ghap. Le carovane di muli salgono quasi senza interruzione, quasi facciano parte del panorama.
Sfilano anche Deng e Pewa., dove avevamo pernottato all’andata. Il ponte più malridotto, quello con i cavi di rinforzo destinati al nuovo in costruzione, regge ancora, sospeso sull’abisso. Ponte dopo ponte, ritroviamo Ekle Batthi e Ciso Pani, altro posto tappa dell’andata. Infine si arriva a Philim, grande villaggio gurung situato in mezzo a colture di grano e miglio. Ci sono vari lodge, tra cui il nostro, il Maila Guest House, che ci ospita in una
dependance in legno.

 
24° 24/10/11    Doban Trek 12 6 h  1030

La tappa di oggi non è molto lunga, ma i continui saliscendi su un sentiero di sassi, l’attraversamento di tanti ponti e le soste obbligate per consentire il passaggio delle innumerevoli carovane di muli impegnano per sei ore. Si arriva a Doban, un villaggio dotato di un largo spiazzo dove si affaccia un impraticabile lodge e un’area per le tende. Molto meglio la tenda! In quattro giorni si è ridiscesi di tremila metri e incomincia a fare caldo.


25° 25/10/11    Lapubesi Trek 20 7 h 825

Il sentiero fino a Lapubesi si snoda in un ambiente tropicale, in mezzo a vegetazione lussureggiante, grandi cascate e campi coltivati. Il Budhi Gandaki, che ormai ha raccolto l’acqua di tutti i suoi affluenti, è diventato un gigante e giganteschi sono i ponti che lo attraversano. Superando una parete di roccia si può accedere a una scorciatoia suggestiva e rilassante sulla riva del fiume. Alle 10:30 si arriva a Macha Kola. Qui è possibile prendere un sentiero basso che taglia fuori il villaggio, oppure salire fino a un ponte e visitare la scuola primaria e rivedere la piazzetta con il lodge che ci ha ospitato all’andata. Si ripercorre la parte sabbiosa del letto del fiume e, riammirata da un altissimo ponte la cascata tropicale che precede il villaggio, si arriva a Lapubesi. Occorre attraversare ancora alcuni insediamenti di questo sparso villaggio e si giunge alla Lapubesi Guest House, di gradevole aspetto e di
recente costruzione.


 
26° 26/10/11    Arughat Trek  25 8 h 570

La prima parte del sentiero che porta ad Arughat è di nuovo particolarmente impervia e dissestata, nonché esposta sul vuoto. Ma alcune splendide cascate danno ristoro allo spirito.
Una parte di sentiero è letteralmente scavata su una lunga parete di roccia. Ci si lascia alle spalle anche Liding e si arriva a Soti Kola, altro punto tappa dell’andata, Una pala meccanica nuova fiammante e qualche jeep sulla strada ci annunciano che il trekking sta per finire. Ma ancora molti chilometri ci separano da Arughat. E ancora un guado a piedi ci conduce a Shanti Bazar (630 metri), prima di fare l’ingresso in una Arughat in festa, con tanta gente sulle strade. Ora è sufficiente percorrere tutto questo lunghissimo paese e arrivare al grande ponte di ferro su Budhi Gandaki, attraversarlo, per giungere al nostro simpatico Arughat Bamboo Cottage con il suo giardino delle fate, dove termina il nostro lungo e appassionante trekking. 
  
27° 27/10/11    Kathmandu Local bus 143 8 h  1350

Il bus-park è situato a fianco del nostro cottage. Il pullman arriva a trombe spiegate, con alcuni passeggeri già sistemati sul tetto. Molti sono i chilometri percorsi su strada sterrata. Si fa una strada diversa da quella dell’andata, ora che è stata sgomberata da una frana. Sono giorni di festa in Nepal. Specialmente donne e bambini, con il vestito buono e i gioielli, si recano in pullman nei loro villaggi di origine per prendere parte ai festeggiamenti. Si
raggiunge la strada asfaltata che collega Pokhara a Kathmandu nei pressi di un ponte sul fiume Trisuli, uno dei più grandi del Nepal. Ogni contrada o cascinale sembra buono per una fermata a richiesta. Dopo otto ore di scossoni, accompagnati da una musica assordante, raggiungiamo Thamel, illuminata a festa.

28° 28/10/11    Sauraha  CHITWAN PARK Bus turist 240km  40

Il parco di Chitwan si trova nel Nepal centro-meridionale; copre un’area di 932 km quadrati ed è il più antico parco del Nepal. Fu creato nel 1983 ed è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità. E’ ricco di flora e fauna, tra cui la tigre del bengala, il rinoceronte indiano a corno unico, l’orso, il leopardo, il
cervo, l’antilope. Ospita inoltre 450 specie di uccelli, 45 di mammiferi e 45 di anfibi e rettili, tra cui un grosso coccodrillo che si nutre di soli pesci, il pitone indiano, il cobra. Il viaggio con il bus turistico è molto rapido, solo quattro ore e mezzo. All’arrivo vengo condotto in jeep all’Eden Jungle Resort, immerso nel verde di un parco tropicale, con elefante posteggiato sul retro, sotto un capanno. Il pomeriggio si va a vedere un recinto con gli elefanti da lavoro e poi, costeggiando il fiume, si arriva su una spiaggia sulla quale sono affacciati vari alberghi. Da qui si assiste al tramonto di un sole rosso dietro la foresta, mentre i raggi si riflettono sull’acqua e sulla pelle dei coccodrilli adagiati sulle dune di sabbia.


29° 29/10/11    CHITWAN PARK  Trek   40

Mattinata dedicata al safari in groppa all’elefante. Si percorrono vari chilometri, attraversando savane, fiume, canneti e foreste. Data forse l’ora avanzata, si avvistano pochi animali. Qualche cervo, un cinghiale. Nel pomeriggio si scende il fiume su una piroga guidata da due guide. Si tratta di un tronco scavato, perfettamente galleggiante e manovrabile con delle pertiche. Sulle rive del fiume si possono osservare uccelli esotici e qualche grosso coccodrillo disteso su qualche banco di sabbia isolato sull’acqua e sulla riva. Approdati qualche chilometro a valle, ci s’inoltra nella jungla a piedi,
accompagnati dalla guida. Si raggiunge una torretta di osservazione alta tre piani, ma di animali neanche l’ombra, stavolta.

Si conclude la giornata all’Elephant Breeding Center. Qui c’è un piccolo museo e, sotto alte tettoie, sono custoditi oltre venti elefanti. Ci sono due piccoli e due elefantesse gravide, di cui una di un esemplare selvaggio. Dopo cena serata di danze e spettacoli di un gruppo tradizionale taru. L'evento
si svolge in uno spiazzo attrezzato con panche e sedie, appena fuori del resort. Il pezzo forte è la danza della lotta con i bastoni.

30° 30/10/11    CHITWAN PARK   trek    40

La mattina inizia con un paio d'ore di passeggiata nel parco, dedicate al bird-watching .  Si passa presso un luogo dove gli elefanti, legati a una catena, riposano la notte, sotto delle tettoie. Alcuni elefanti sono già al lavoro, impegnati nel trasporto di grandi fasci d'erba, che poi essi stessi mangeranno. Avvolti da una leggera foschia seguiamo dei viottoli nella foresta sulla riva del fiume.
Scostando delle foglie sul terreno, la guida mostra le impronte di una tigre. La giornata prosegue assistendo al bagno degli elefanti. I turisti possono salire in groppa all'elefante e ricevere una doccia con l'acqua del fiume gettata con la proboscide, dietro comando del mahout, il conduttore. Nel pomeriggio nuovo safari in groppa all'elefante. Il territorio esplorato è diverso dal precedente e più lungo. Avviene integralmente dentro la jungla, dopo il solito guado del fiume. L'avvistamento più interessante è stato quello di un rinoceronte indiano con un solo corno.




 31° 31/10/11    CHITWAN PARK   trek   40

Giornata dedicata a un safari in jeep nella zona dei ventimila laghi, situata sempre all'interno del parco, ma distante una ventina di chilometri da Sauraha. Si sono avvistati branchi di cervi e due rinoceronti, intenti a mangiare fasci d'erba, immersi ognuno in un lago diverso. In un'altro lago, diverse specie di uccelli sostavano sugli alberi.

32° 01/11/11    Kathmandu Local bus  8 h 1350

Dal resort in jeep si viene accompagnati al bus terminal. Il viaggio dura otto lunghe ore. Lungo la strada un bus rovesciato ci ricorda la pericolosità della strada e l’azzardata guida degli autisti.

33° 02/11/11    Kathmandu    1350

Giornata dedicata agli acquisti dei souvenir nel quartiere di Thamel.
 
34° 03/11/11   Kathmandu – Doha 21:30 p.m. Aereo    

Alle 17:30 prendiamo il taxi per l’aeroporto. Partiamo alle 22:00 con volo della Qatar Airways, con mezz’ora di ritardo. Arriviamo a Doha alle 00:35. Dato che il pullman dall’aereo allo scalo impiega 15 minuti, perdiamo la coincidenza con il volo Qatar Airways per Malpensa. Partiamo 2 ore dopo per
Zurigo.

35° 04/11/11    Doha – Zurigo - Malpensa Aereo

Arriviamo a Zurigo con un’ora di ritardo e perdiamo anche la coincidenza per Malpensa. Riusciamo a partire con Air Swiss alle 9:40 e, con nostra gioia, ricuperiamo anche i bagagli a Malpensa e a mezzogiorno circa siamo a casa, a conclusione di un viaggio duro ma affascinante. Namastè!

martedì 1 novembre 2011

RACCONTO DEL VIAGGIO IN NEPAL

 Lavorare al telaio in mezzo al riso maturo
 Mangiare sul balcone
 Guardare incuriosito
 Ragazze tibetane
 Il Manaslu
 Bimbo con la giacca di Guya
 Pietro, Franco e Manfredi - Cai Mortara
 Bambina affettuosa
Ragazze scendono a valle



MANASLU E TSUM VALLEY

Manaslu montagna dello spirito, Tsum Valley valle della felicità

4 ottobre - Siamo partiti da Kathmandu alle 07,30 in jeep su strada asfaltata quindi abbiamo preso una strada bianca in alcuni punti molto disastrata a causa delle recenti piogge e siamo giunti ad Arugath alle 15,30. Siamo a circa 550 metri nel Manaslu Lodge siamo sistemati in due camere: io con Franco e Pietro tutto da solo. Abbiamo con noi la guida Krishna, e quattro portatori. Viaggia con noi un tedesco con la sua propria guida, si chiama Jorgen, fuma tantissimo.
Sono stati richiesti per noi tre permessi, uno per il Manaslu, uno per la Tsum Valley ed uno per il circuito (parte) dell‘Annapurna.
Sono stati due giorni come al solito stupendi, Kathmandu è una città viva anzi fin troppo viva per noi occidentali ma il suo fascino antico ed attuale è sempre fortissimo. Trovarsi nel quartiere Thamel significa sdoppiarsi in due precise entità (chi ne è capace) la prima da turista incuriosito, divertito e affascinato… l‘altra nel sentirsi parte di una realtà multietnica e, credetemi, almeno per me, sentirsi accettati e coinvolti da profumi, sapori, colori e volti è semplicemente incredibile perché chi possiede queste qualità apprezza chiunque lo sfiori anche persone che per noi occidentali sembrerebbero sporche, malate, inadeguate.
Io qui mi sento umano, vero ed è commuovente appartenere anche solo per pochi giorni a questo popolo..

05 ottobre - Sveglio alle cinque, colazione alle sei e partiti alle sette. Abbiamo camminato lungo un fiume impetuoso, un saliscendi attraverso piccole comunità rurali, siamo nel periodo del festival, una festa che si svolge  due volte all’anno, a maggio e a ottobre, chi ci va di mezzo sono le capre che dopo  essere decapitate e rasate vengono colorate di giallo e successivamente squartate per essere consumate durante i pasti con l’accompagnamento della bevanda tipica di qui: il  Rakshi o il  Gang.

Dopo quattro ore ci siamo sistemati in un lodge l’ABC., naturalmente a pranzo il Dalbath

E’ stato un lunghissimo pomeriggio molto caldo passato naturalmente al fresco facendo ripetuti bagni nel fiume Budhi Gandhaki.
La notte è trascorsa quasi insonne a causa del caldo e degli schiamazzi dei portatori ubriachi.

06 ottobre - sveglia sempre alle cinque, colazione alle sei e mezzo e partenza alle sette con sosta per il pranzo a Labhu Beshi in un lodge il tempo di percorrenza è stato di circa quattro ore, attraversando grandi foreste e passaggi su roccia molto esposti, interminabili scalinate e continui passaggi in zone invase dall’abbondante acqua, sono consigliabili scarpe ben protette da prodotti idrorepellenti.
Il costo dell’acqua che a Kathmandu era di diciotto rupie qui è salito a 100!.
Nell’attraversamento di un guado ho fatto un passo falso e nello sbilanciamento ho riportato uno strappo muscolare alla spalla destra ed ora cammino con il braccio al collo.
Ripartiti alle 12,30 e seguendo il corso del fiume in un continuo saliscendi siamo arrivati direttamente sul greto dove esistono tre punti di ristoro che erano tutti invasi da portatori e trekkers di diverse nazionalità. Alle quindici e trenta siamo arrivati a Machi Ola un graziosissimo paesino con una piazza centrale dove l’hotel Lodge Everest gestito da due bellissime sorelle ci ha ospitato. Naturalmente stasera Dalbath..


7 ottobre - Solita sveglia, solita colazione e solita partenza. Attraversato il primo ponte preceduti dai portatori abbiamo seguito il solito fiume, sopra di noi è un susseguirsi di elicotteri che portano i partecipanti ad una altra sfida sul Manaslu.
Facciamo sosta pranzo a Doban dove giungiamo dopo quattro ore, posto  “ristoro” frequentatissimo da turisti e portatori che preparano da mangiare. Altre tre ore ci portano a Jagath.
Un lodge sulla strada, una strada opera d’arte, tutta lastricata già cento metri prima. Tantissimi bambini giocano dando all’insieme un romantico tema. Riesco a caricare la batteria del computer direttamente dalla rete elettrica, cena e una dormita saranno il mio premio.

8 ottobre - Definirla tappa è una bugia, dopo solo tre ore ci fermiamo a Cisopani (acqua fredda), vediamo sorpassarci i Canadesi, gli svizzeri ed i francesi, ma con questa strategia dovremmo aver lasciato il gruppone numeroso, pranziamo e ceniamo con il sottofondo dell’acqua del fiume e quello della sorgente.

09 ottobre - Una tappa lunghissima con un discreto dislivello, nel fresco della foresta, con un passaggio su un ponte molto ardito. Durante le quasi sei ore si trova un ristoro solo, a un certo punto eravamo fermi in un punto della foresta dove il frinire delle cicale era assordante.

Il paesino di Giangyang è diviso in tre parti, la più alta quasi disabitata, la centrale dove si trova anche il lodge  e di seguito il monastero

Tutti i canadesi in tenda, gli svizzeri sparsi in giro e noi tre dopo un grande cena abbiamo preso la via del letto.

10 ottobre - un dislivello di circa mille metri, una distanza di circa 20 km. Una tratta tranquilla ma faticosa, con attraversamenti di gole dove il fiume in secoli ha scavato un profondo canion,  c’è stato un attimo di panico quando una grossa pietra ha sfiorato Franco. Dopo tanto salire siamo arrivati al paesino di  Lama Gaon ed abbiamo trovato posto in una casa privata….. Una stalla…. Abbiamo continuato fino al paese di  Phurbe dove abbiamo cenato e dormito. Siamo a 3200 metri e stasera sacco a pelo!!!!!

11 ottobre - Alle sette come sempre ripartiamo, ci addentriamo dentro la valle che ora è un altopiano con lento ma continuo dislivello, un sentiero a volte interrotto da torrenti o frane.
Lo scenario è grandioso montagne grigie con lunghe colate di pietrisco fanno da preludio a cime molto più importanti, tutte intorno ai settemila, cariche di neve eterna.
Arriviamo al paese di Mugumpa dove un monastero del quattordicesimo secolo fa da vedetta all’intera valle.
Dopo una breve visita salutiamo i monaci e torniamo al lodge dove però abbiamo messo le tende.
Oggi il punto massimo toccati è stato 3.570 slm.

12 ottobre - sosta a Njile, in  tenda ma a mangiare in una casa tibetana, qui si trova solo riso, patate e poche verdure, gli altri sono andati in un monastero nella parte alta del paese, io ho preferito la tintarella. Nel tardo pomeriggio con Franco siamo tornati nel villaggio a consegnare i vestitini che avevo portato per i più poveri e qui in realtà non ho visto dei poveri perché quando hai tutto ciò che ti permette di vivere allora sei ricco. Sicuramente i vestitini dei bimbi sono luridi, stracciati ed hanno il colore della terra e della loro pelle, ma i bimbi qui in Tibet come in Nepal vivono tutto il giorno fuori, giocando con la terra, con gli animali, senza desiderare i giocattoli che ormai i nostri bambini non sanno più apprezzare.
Vedere la gioia e lo stupore in quei bambini vestiti con gli abitini dismessi di Guya mi ha reso veramente felice.

13 ottobre - Sveglia alle cinque dopo una notte quasi insonne a causa di un cane che abbaiava di continuo. Colazione e subito il gruppo si è diviso in tre: Franco ed io avanti, poi i portatori ed infine Pietro e Krishna. Partiti alle sei e quarantacinque e arrivati a Tsumling alle dodici e dieci.
E’ stata una discesa divertente, senza soste, addirittura in certi punti correndo, abbiamo incontrato turisti che salivano con i loro portatori e turisti che scendevano con fatica. Un dislivello di quasi mille metri e una distanza di circa venti km in circa cinque ore e mezza.
Domani rientriamo nel circuito del Manaslu, cosa dire della Tsum Valley…. Bisogna accettare i disagi, il freddo, la carenza di cibo e acqua ed allora tutto è veramente degno di essere considerato grandioso.
Il popolo tibetano è forte e dignitoso, aggrappato alla terra e alle sue tradizioni con seria e continua dignità. Sono ospitali e silenziosi, affabili e generosi, vivono nel ventunesimo secolo lontani dalla recessione, dalla sporca politica, dalle false illusioni, dall’incalzante consumismo. Non hanno nulla e sono molto più ricchi di noi.

14 ottobre - Lasciamo Tsumling alle sette e in un continuo saliscendi arriviamo finalmente Al bivio per il circuito del Manaslu, davanti s noi file di muli che portano le sacche dei turisti, incontriamo un gruppo di norvegesi e dopo quarantatre anni riesco a sapere cosa significa “ an nuzel ….” - un bacio -
Arriviamo a Pewa al Lodge Rubinala.
Qui vengo visitato dal dr.Roberto Tormen l’ortopedico che con il Cai di Belluno sta facendo il circuito del Manaslu e mi diagnostica, dopo un’accurata visita, la rottura del sovra spinale e sottospinale del mio solito braccio destro.
Antidolorifico e crema faranno miracoli, intanto io continuo a camminare, le gambe sono a posto.

15 ottobre - Stamattina il cielo è nuvoloso ma non pioverà, partiamo alle sette, come al solito, la spalla non fa male ma devo stare attento a non inciampare, ogni movimento brusco mi riacutizza il dolore. Saliamo lungo il fiume Buri Gandaki, sorpassiamo una cascata e qui mi faccio una bellissima doccia e idromassaggio, è un continuo saliscendi, superiamo Bhi e ci immettiamo in una gola profonda scavata in secoli dal fiume, in alto paesini quasi irraggiungibili, molto mais a seccare e le donne fischiano per chiamare il vento che porta via le scaglie mentre fanno cadere da enormi vassoi di canne intrecciate i semi. Bambini ci corrono incontro con le manine giunte gridandoci Namasté.
Il muro mani di Ghap presenta immagini di Buddha in diversi atteggiamenti, lo fotografo.
Arriviamo al lodge abbastanza stanchi, ci mangiamo una zuppa e le gustosissime patate fritte, un the e poi tutti in branda a riposare. Abbiamo camminato per cinque ore e ora siamo a 2100 metri… fa un  poco freddo.

16 ottobre - Lasciamo Ghap alle sette, un muro mani lunghissimo in cui appare Buddha in pietre scolpite e tante lastre con scritte in rilievo ci accompagna per almeno cinquanta metri, sia i muri-mani che i chartom vanno sempre presi sulla sinistra. Arriviamo alla confluenza con il Tom Khola, un fiume che scende direttamente dal Tibet e che raddoppia la portata del Buri Gandaki, più avanti un ponte di legno ci fa superare una gola molto profonda dove l’acqua ha scavato un enorme foro nella pietra ed esce ad una velocità impressionante. Siamo a 2600 metri quando arriviamo dopo un’ora e mezza a Namrung. Proseguiamo decisamente attraverso campi coltivati a grano che con il vento fanno dei giochi di luce straordinari. Salendo ovunque ci sia un pezzo di terra pianeggiante c’è il frumento. Si scende decisamente verso un altro torrente che superiamo su un ponte ormai al limite, infatti a fianco stanno cominciando i lavori per il nuovo ponte. Piccoli villaggi abbandonati lungo il sentiero fanno da contrasto al verde giallo del grano nelle piccole pianure delimitate da muri a secco.
Improvvisamente, superato un kani ( tempio porta d’ingresso) finalmente appare ai nostri occhi la montagna sacra: il Manaslu. E la cima del Naike. Superiamo il piccolo insediamento di Shrip ed in breve raggiungiamo Lho.
Una vita frenetica ci aspetta, il campo per le tende è già pieno di turisti, nel lodge troviamo solo una camera a tre letti, ci basta!
Un’ottima zuppa calda e piccante ci restituisce le forze e quindi saliamo per altri 150 metri fino al monastero dove vivono un centinaio di bambini, tutti rasati a zero, tutti con il loro abito rosso mattone e tutti sporchi.
Torniamo al lodge per la cena, il sole è calato e comincia a far freddo, siamo a 3180 metri.

17 ottobre - Mi sono commosso, si, è stato all’improvviso che ho visto il Manaslu  in tutta la sua imponenza.
Siamo partiti come al solito alle sette, scesi lungo un canalone, attraversato un torrente siamo entrati in una grande pineta ed abbiamo camminato sempre in salita per circa due ore, ad un passo lo spettacolo si è presentato in maniera grandiosa: una valle composta da due morene e sopra la catena del Manaslu con almeno tre ghiacciai, qualche nuvola ha interrotto lo stupore ma man mano che ci avvicinavamo al villaggio di Samagaon i Charten, i muro-mani e la gente ci hanno fatto capire che qui è TIBET.
I campi sono pieni di donne e bambini che raccolgono le patate, mi avvicino ad un gruppo e loro mi offrono patate bollite, le accetto, non mi curo delle loro mani sporche, i bambini mi tirano i peli delle braccia, mi toccano i capelli, i baffi bianche e mi gridano “Bura manchè”… vecchio.
Le donne sembrano cinquantenni ma magari avranno trent’anni, qui la vita è dura, siamo a 3500 metri, non è facile viverci ma loro ci sono da millenni.
Il lodge è bello, camere discretamente attrezzate e cuscini di crine, come piacciono a me.

18 ottobre - Samagaon un rifugio pieno di gente: gli italiani di Belluno, i francesi, i tedeschi, gli australiani di ritorno dalla scalata al Manaslu. Hanno fatto venti giorni di campo base e sei di scalata. Vedere il loro filmato sul Mac è stato esaltante, bellissima prova di sport e determinazione uniti alla resistenza ed alla tecnica, i materiali usati erano veramente sofisticati.
Nel pomeriggio siamo saliti al Gompa di Pungyen, in una valle a 4000m metri direttamente sotto l’imponente parete sud del Manaslu, dovevamo alzare lo sguardo fino all’inverosimile per veder le due cime innevate. La pana attraversata da innumerevoli ruscelli e circondata da montagne di oltre 7000 metri era solcata dall’invaso dell’ormai vuoto bacino che il ghiacciaio aveva scavato neo millenni, le due morene lunghe oltre due chilometri presentavano solo una bassa steppa sulla sommità, la parte interna ghiaiosa era in continuo movimento franoso, sulla base si sentiva scorrere l’acqua del lento disgelo.
Il Gompa, i muro.mani i Chorten erano tutti avvolti dalle bandiere tibetane, in questo ambiente  così inospitale vedere tantissimi yak brucare lenti faceva pensare di essere tornati alla preistoria, un luogo magico, un vero paesaggio himalayano. Siamo tornati al lodge decisi di voler passare qui almeno una notte.

19 ottobre - Sveglia e subito siamo saliti all’altopiano, mentre i nostri portatori montavano le tende abbiamo preso il sentiero che lentamente e faticosamente ci ha portati proprio sotto al ghiacciaio che scende dalla parete sud est del Manaslu, a 4400 metri… uno spettacolo immenso, il silenzio appena frazionato dal solo scorrere dell’acqua improvvisamente diventava rumore di tuono a causa delle tantissime piccole valanghe che si staccavano dalle pareti esposte al sole. Una sensazione di fragilità, d’impotenza specialmente la notte, come piccoli esseri di fronte a qualcosa d’innaturale e potente lo sguardo nel buio e una sola volta addirittura avvertirne lo spostamento d’aria.
Stare sotto una montagna di oltre 8000 metri mi fa sentire piccolo e indifeso ma nello stesso tempo un privilegiato, essere testimone di questa realtà ferma da millenni e mai immutabile, circondati da testimonianze antiche del passaggio di una civiltà che ancora resiste nelle tradizioni, nella cultura e nei riti sacri.
Facciamo una foto vicino al tempio con il gagliardetto del Cai di Mortara.
Il mattino seguente, 20 ottobre, ci spostiamo lungo le morene. sul cui fondo ancora resiste ghiaccio preistorico, fino a tre laghi verdissimi, vediamo ormai le tracce degli yak ma nessun animale è presente nella valle, i tibetani li hanno portati a valle e Franco intuisce che probabilmente il tempo sta per cambiare, nel pomeriggio le nuvole coprono le cime, arriva un vento improvviso e comincia un fitto nevischio ghiacciato, io lascio la tenda per rifugiarmi in una baracca di pietra con il pavimento di legno e passo la notte nelumbio sacco a pelo.

21 ottobre - Il mattino stento ad alzarmi per il silenzio innaturale e quando lo faccio scopro un ambiente diverso dalla sera prima: almeno trenta centimetri di neve hanno coperto tutto, dalle tende nessun suono, dalla baracca dei portatori niente, penso di essere rimasto solo, guardo l’orologio e scopro che sono le cinque, accendo il fuoco con lo sterco di yak ed aspetto, lentamente si alzano tutti, facciamo colazione, mentre i portatori smontano il campo cominciamo la discesa per tornare a Samagaon dove invece ha piovuto ed il sentiero è scivoloso e interrotto da piccoli ruscelli..
Scendiamo decisamente verso valle decidendo subito di interrompere il viaggio verso il passo Larka La e quindi rifare lo stesso tragitto dell’andata.
Arriviamo, anzi torniamo a Lhogaon alle tredici, pranziamo e quindi saliamo fino al monastero che si sta preparando per unna grande festa, infatti è stata completata la grande porta e i colori delle
innumerevoli bandiere rallegrano la valle grigia dai muri a secco e dalle case in pietra, un continuo arrivare di monaci dai paesi e dai gompa limitrofi, chi a piedi, chi a dorso di mulo anima i sentieri che
salgono al monastero, qui il saluto “Namastè” viene sostituito dal più tibetano Tashi Delek”.
Le notizie relative al passo non sono buone, è caduta tanta neve e le condizioni meteo dei prossimi giorni, sono ancora per una perturbazione estesa, decidiamo allora di tornare indietro.

22 ottobre -  Freddo, freddo, freddo! Lasciamo Lhogaon in una bellissima mattinata, i monti intorno a noi sono tutti ammantati di bianco ma il sentiero dove passiamo è ormai asciutto, arriviamo a Lhi che comincia il caldo, una sosta per qualche chiappati e uova sode e quindi continuiamo a scendere fino a raggiungere Ghap, un lodge gestito da un monaco che ormai abbiamo denominato “Lama-rupia”, sta attento a tutto, si segna ogni cosa che mangiamo o beviamo, ogni persona che entra e ogni tenda che viene piazzata sul suo terreno, va a riscuotere personalmente quanto a lui dovuto… cerco invano di fregargli qualcosa ma controlla sempre ogni spostamento di tutti quelli che transitano, alla fine trovo un uovo appena deposto da una gallina e, senza che lui se ne accorga me lo porto in camera dove lo bevo stando molto attento a non lasciare tracce che potrebbero farmi arrivare le sue maledizioni.
La nostra guida Krishna ha comprato due galline e le preparerà per cena, vederle legate e rassegnate mi fa decidere di non mangiare carne e allora stasera la solita zuppa, le solite patate fritte e coca cola cinese…. Schifosa.
Arrivano altri trekkers ma si devono accontentare della tenda, alcuni invece arrivano che è ormai buio e proseguono perché privi di tenda, i loro portatori sono esausti, fa pena vederli accettare rassegnati le decisioni dei loro “padroni”. I nostri invece vengono trattati bene, sono quattro ragazzi stupendi, di diverse etnie ma molto ben affiatati: Gupi, quello scuro che parla velocemente, Rajiu, quello che sta sempre vicino a Pietro, Rajindra lo studente e Kumar il silenzioso.
Oggi nel villaggio vicino al lodge ho comprato un tappeto da una tibetana che lavorava al telaio, le ho dato quello che mi ha chiesto, senza trattare sul prezzo, 3500 rupie… sicuramente un mese di lavoro fra badare ai figli, lavorare nei campi e tessere, circa trentatre euro!

23 ottobre - Partiamo da Gap alle sei e trenta, arriviamo a Philin alle 14.30, 3165 Kcal, 33500 passi, sei ore e mezzo di cammino, ma come sempre un continuo saliscendi ma non quello delle nostre montagne, scalinate in pietra interminabili e discese sempre su pietre malferme che i muli delle carovane distruggono ogni volta che passano, Franco ed io naturalmente testa bassa e poche parole siamo arrivati molto prima dei portatori e della guida… stremati. Parlare del percorso, delle bellezze, dei panorami e della gente incontrata è quasi superfluo, direi che invece è divertentissimo parlarvi dei turisti che incontravano intenti a salire verso il passo e che ignavi seguendo le loro guide rispondevano ai nostri hallo, namaste eccetera. Tutte persone anziane, malferme sulle gambe, flaccide e addirittura qualche obeso, uno addirittura aveva posto una foglia a copertura del naso fissata sotto l’archetto degli occhiali quasi a voler sconfiggere il tremendo sole che incombeva su di lui. C’era sempre, alla fine di ogni gruppo, la classica signora indecisa e timorosa che costringeva la guida o l’aiuto guida o addirittura un portatore a darle il braccio per procedere lungo questo tremendo trekking ( tremendo per lei)
Philin non è altro che un luogo di sosta ottimo per pranzare ma molto meno per dormire a causa del fatto che si trova in una stretta gola fredda e ventosa, il lodge è spartano e le piazzole per le tende quasi sempre invase da bambini e galline, un gruppo di tedeschi tutti con moglie hanno montato le loro tende con molte difficoltà ma sempre sotto lo sguardo ed i consigli del sapientone della compagnia che dava a tutti i consigli sbagliati. C’è stato infine un fuori programma dal sapientone che in canottiera e pantaloncini con banda laterale si è esibito in varie posizioni di stretching assolutamente inedite, è stato per noi un momento di vera gioia e conoscenza che ci ha accompagnati alle brande felici di essere semplici uomini appartenenti alla specie comune.

24 ottobre - Tappa breve ci ha comunicato Krishna, si, lo sarebbe stata se non avessimo avuto il solito problema delle innumerevoli scalinate e sentieri sconnessi. Cinque ore di cammino per vedere infine Doban, un punto tappa adatto per mangiare ma molto meno per dormire.
Il sentiero ormai lo conosciamo e le gambe vanno da sole, la gente dei rari villaggi non fa ormai più caso al turista che passa e spesso fra noi parliamo della Tsum Valley con nostalgia.

25 ottobre - Una tappa tranquilla e calda, con lunghi tratti addirittura sul greto del fiume dopo circa cinque ore siamo attivati a Lapubasi, abbiamo anche scelto il lodge, anche questo nuovo e ben curato.
Dopo il pranzo e la doccia ho proposto al gestore di improvvisarmi cuoco visto che era fornito di ottimi pomodori maturi, una bella pommarola ha preso forma e la sera me ne sono mangiati almeno tre etti. Il gestore del lodge ha voluto la ricetta assicurandomi che l’avrebbe fatta per gli italiani, gli ho c0onsigliato di metterla nel menù con la dicitura “Spaghetti o maccheroni con pommarola”

26 ottobre - Ultima tappa, fatta con la voglia di chiudere il trekking e sicuramente la tratta meno impegnativa anche grazie alla strada larga che ci ha portati fino a Arugath. Ma c’è sempre un ma… per far transitare una carovana di muli piuttosto numerosa ho deciso di togliermi dal sentiero e valutando malissimo il punto dove fermarmi sono precipitato, si, precipitato a terra sbattendo varie parti del corpo su sassi e pietre, direi che mi è andata benissimo, potevo finire veramente male, solo qualche graffio e ammaccature che mi porterà dietro per parecchi giorni.
Ad Arugath ci siamo sistemati in una suite addirittura con vasca idromassaggio, che poi non funzionava a causa della poca potenza della corrente elettrica questo non è un limite al lusso. Il vero lusso e farsi tagliare i capelli con finale di massaggio molto teatrale, accompagnato da schiocchi e pugni in testa per sole 59 rupie (circa 45 centesimi di euro!)
Il momento più esaltante per me e Franco è stato quello relativo alla “sartoria”, dovete sapere che spesso nei paesi, per terra, a volte, si vedono degli uomini che, forniti di macchina da cucire, rappezzano, creano e talvolta producono lavori di sartoria inimmaginabili, perché tutta questa anticipazione? Ve lo spiego subito: Franco possiede un paio di pantaloni ex blu che ormai logori e sfiniti restano attaccati ai suoi fianchi sicuramente per affetto o fantasia, ma sono effettivamente stanchi di fare la parte del pantalone perché moltissime cuciture sono ormai appese ad un filo, ebbene un sarto questa volta fornito oltreché di macchina da cucire anche di sartoria, dietro insistenza del titolare dei pantaloni ex blu ha provveduto a ricomporre quelle trame che ai sui tempi avevano sentenziato che il prodotto poteva chiamarsi pantaloni e miracolosamente con grande maestria per cento rupie il miracolo è avvenuto, naturalmente Franco è stato seduto in mutande, pudicamente coperto da un drappo era oggetto di sguardi interessati e incuriositi da parte dei tanti componenti del paese.
Per onor di cronaca ed anche per merito speciale alla sartoria creativa il nominativo del sarto sarà qui citato con relativa foto.

27 ottobre - alle sette e venti in punto, preceduto da un clacson che solo la fantasia del popolo nepalese poteva creare è sopraggiunto il pullman che ci avrebbe portati a Kathmandu, un pullman pubblico, dove sale gente e scende gente, un trenta posti a sedere dentro e tanti posti sul tetto ed appesi ai fianchi, ma i trenta posti a sedere erano poi accompagnati dai posti in piedi, dalle galline che qualche volta scacazzavano addosso ai malcapitati posti sotto di loro, l’esattore molto ligio al dovere saliva e scendeva dal piano superiore a quello interno inferiore come una perfetta scimmia. Il nostro gradito compito è stato quello di tenere in braccio i bambini, abbiamo provato anche con qualche graziosa mammina ma forse a causa della poca intimità ciò non è potuto accadere.
Una nota di grande merito andrebbe all’autista che cortesemente, durante tutto il viaggio durato otto ore ci ha fatto sentire lo stesso brano di musica nepalese a volume altissimo probabilmente credendo di farci cosa gradita e anche per non farci preoccupare di fronte alle tantissime difficoltà del cammino specie quando la strada era veramente posta su strapiombi preoccupanti.
Siamo comunque arrivati nella capitale felicissimi di poter tornare nel vero albergo dove avremmo potuto finalmente far riposare le nostre stanche membra.

Che dire, questo è il Nepal, vero, autentico, vibrante, colorato profumato puzzolente, rumoroso… ma vero, vero come niente di vero c’è dalle nostre parti dove le regole, i diritti, i doveri, la cultura e alla fine la civiltà ci allontanano sempre di più dalla vita, quella primordiale, quella che molti hanno dimenticato e moltissimi neppure sanno che esiste.

Kathmandu

A forza di fare le stesse strade, rispondere “no tanks” agli inviti ad acquistare da parte dei numerosissimi venditori, Franco ed io siamo diventati, nei sei giorni di sosta forzata prima del volo, parte viva e presente della vita del quartiere.
Siamo i primi al mattino a presentarci alla pasticceria per la colazione, ma mentre noi aspettiamo con educazione che il personale predisponga tutto per iniziare a lavorare, regolarmente veniamo sorpassati da turisti maleducati che si dirigono verso la cassiera… generalmente di nazionalità francese.
C’è un venditore di sciarpe ed altri generi di abbigliamento che ci saluta con la frase Arafat per via della famosa sciarpa da lui indossata. Poi c’è il venditore di flauti che mi chiama per nome (non ho comprato il flauto da lui ma penso che prima di partire lo farò), il venditore di the che mi ha accompagnato a comprare le cuffie per il mio Ipod prendendomi per mano e che ora mi chiama “My friend”, l’intagliatore di pietre che interrompe il suo lavoro appena ci vede per assecondare tutti i nostri desideri o risolvere dei problemi, il venditore di gioielli pronto a offrirci il the ogni volta che ci vede… ma il personaggio veramente straordinario è  quello che noi chiamiamo “il muto” per via di numerosi inceppamenti nel parlare, persona dolcissima, sempre sorridente e gentile che per anni proponeva a Franco di comprare i prodotti della sua sartoria artigianale.
Quest’anno per meglio confezionare alcune pietre lavorate da regalare a parenti e amici abbiamo pensato di fargli fare dei contenitori in stoffa, ha aderito subito e domani ce li consegnerà, il costo è sicuramente elevato ma lui merita un aiuto.
C’è da dire che i turisti più belli da vedere sono i ragazzi, specie quelli provenienti dall’estremo nord, i più brutti decisamente gli italiani e i francesi. Gli italiani a causa del loro modo di vestire ricercato e dal fatto che parlano a voce alta, i francesi per la loro invadenza.
Rispettare questa gente significa lasciarli avvolti dal loro odore, dalle loro semplici cose, dalle loro unità di misura. Oggi abbiamo preso un autobus pubblico e siamo andati a vedere un monastero, accanto a me una ragazzina mandava un sms con il suo Nokia, era uguale al mio ed allora anch’io mi sono messo a mandare messaggi, mi ha guardato e mi ha sorriso…, e se avessi avuto come tutti nella mia famiglia il nuovissimo IPhone 4? Sicuramente si sarebbe sentita povera!!!
Ci rechiamo a salutare i componenti dell’Agenzia Asian Adventure che così professionalmente ci ha accompagnati durante tutto il trekking ed anche nella sistemazione a Kathmandu e lasciamo il gagliardetto del Cai di Mortara che espongono orgogliosi nell’ufficio.
Sia Franco che io abbiamo tutti i giorni gli stessi pantaloni e la stessa camicia, le stesse scarpe, la stessa faccia, siamo sempre e solo noi, gli amici italiani che girano per Thamel dalla mattina alla sera, sempre sorridenti e gentili verso tutti, specie con i bambini, quelli sporchi che sanno che ogni giorno per loro ci sono sempre cinque o dieci rupie e che l’ultima sera saranno sicuramente molte di più. Namastè… Namastè.

Arriva infine il giorno della partenza, ci vengono a trovare il titolare dell'Agenzia Asian Adventure, la nostra guida e ci mettono al collo le sciarpe gialle, il taxi è pronto, attraversiamo una Kathmandu che improvvisamente sembra ancora più caotica, il motore del taxi si spegne più volte, quasi in apnea attendiamo le ripartenze e infine l'aeroporto, una sbarra e il taxi si ferma, stenta a ripartire ma alla fine ce la fa, arriviamo davanti alle partenze e in mezzo alla confusione ci dirigiamo alla pesa dei bagagli... siamo in regola.
Alle 21.30 lasciamo il suolo nepalese, guardiamo dal finestrino per individuare i posti conosciuti ma è buio, ripassiamo i volti, le voci, i profumi e lentamente tutto scompare disturbato dal rumore della tecnologia.
Lo scalo a Doha, nel Qatar è infinito, come la stessa città che s’intravede con il suo Sky Line formato da assurdi grattacieli, una città costruita con i petrol dollari, una città piena di tutto e senza anima, me la immagino pulitissima e deserta, solcata da Ferrari e Lamborghini, con tantissima sabbia che lentamente nei secoli coprirà tutto. Gli altri hanno il volo diretto per Malpensa e dopo poco... prendono il volo, io 
passo la notte nell'aeroporto, ciondolando fra bar e centri commerciali, dove c'è tutto ciò che fa sentire occidentali anche i cammelli.
Alle nove del mattino finalmente salgo sull'aereo che mi porterà a Monaco, comincio a sentir parlare italiano, leggo il mio libro distrattamente, faccio sosta a Monaco per due ore ed infine su un aereo della Air Dolomiti atterro a Genova.
Caos, gente che grida, tutti che telefonano... la stazione Brignole è allagata, ci sono stati dei morti, i taxi si rifiutano di partire. Mi siedo e chiamo casa, stanno tutti bene ma non possono venire a prendermi, l'autostrada è interrotta, dico che non ho fretta di tornare, aspetterò in aeroporto due o tre giorni e poi quando tutto sarà più tranquillo mi metterò in viaggio.
Arriva un autobus, scendo a Genova Principe, prendo un intercity, in meno di un'ora sono a Chiavari, c'è Massimo, mio figlio che mi aspetta con la macchina, arrivo a casa, il mio cane Zac impazzisce di gioia... casa, dolce casa...
Ciao Kathmandu, ciao amici nepalesi, ciao profumi, rumore, confusione, ciao sentieri e panorami incredibili, ciao, tornerò il prossimo anno, ho già con me la proposta per il campo base dell'Annapurna.
Mai fermarsi a ricordare, per i ricordi c'è tempo, è molto meglio andare avanti con i sogni e poi cercare di realizzarli.
Namastè.


Bimba bella